Il Coraggio di Meritare di Più

Franco Apicella

Franco Apicella

Nella vita è fondamentale saper ricominciare, senza dimenticare ciò che si prova, ma ricordandosi sempre ciò che si merita. Dimenticare quello che proviamo è una delle cose più innaturali che esistano, perché noi siamo ciò che proviamo e ciò che viviamo nelle situazioni, guidati dalla nostra sensibilità, dalle nostre emozioni.

Ci muoviamo per desiderio, restiamo per attaccamento, torniamo per nostalgia. Eppure, a volte, ciò che proviamo non è dalla nostra parte. Ci sono sentimenti che non ci proteggono, persone che non ci rispettano, luoghi che non ci appartengono, legami che parlano alla nostra ferita e non alla nostra dignità.

A volte la nostra anima non ragiona per merito: si lega a ciò che conosce, anche quando fa male.

Si affeziona a chi ci somiglia nelle mancanze, non a chi ci tratta bene. Per questo ricordare ciò che meritiamo richiede uno sforzo enorme: significa andare contro l’istinto, contro la routine emotiva, contro quella parte di noi che preferisce il dolore conosciuto alla pace sconosciuta.

A volte proviamo passione per qualcosa o qualcuno che non ci sceglie davvero. A volte proviamo nostalgia per chi o cosa ci ha resi invisibili. A volte sentiamo il bisogno di tornare dove siamo stati feriti, solo perché lì abbiamo sentito qualcosa di intenso.

Ma sentire non basta. Sentire non è una prova di valore. Il fatto di provare tanto non significa che quella sia la situazione giusta o il luogo giusto per noi: significa solo che siamo capaci di provare tanto. Punto.

Ricordare ciò che meritiamo significa fare una cosa scomoda: separare l’intensità dalla qualità. Capire che un legame può essere profondo e allo stesso tempo sbagliato. Che possiamo amare qualcuno o qualcosa che non è in grado di darci ciò di cui abbiamo bisogno.

Non possiamo desiderare un legame che non ci farà mai sentire al sicuro. Meritare… meritare non è una parola romantica, è una parola concreta. Meritiamo coerenza. Meritiamo rispetto. Meritiamo un’essenza che non ci faccia dubitare continuamente di noi stessi. Meritiamo qualcosa che non ci faccia sentire “troppo” solo perché chiediamo il minimo.

Spesso entriamo in dinamiche in cui dimentichiamo tutto questo. Ci concentriamo solo su ciò che proviamo, come se fosse l’unica direzione valida. Ci diciamo che la passione giustifica il sacrificio, che la pazienza prima o poi verrà ripagata, che resistendo abbastanza le cose cambieranno. Ma spesso non cambiano. Quasi mai cambiano. Cambiamo solo noi. Ci restringiamo, ci adattiamo, ci giustifichiamo.

Dimenticare ciò che si prova, in questi momenti, non significa reprimere. Significa non lasciarsi governare.

Significa smettere di prendere decisioni nei picchi emotivi. Significa fare un passo indietro e guardarci come guarderemmo una persona che amiamo, e chiederci: “Cosa gli direi adesso? Di restare o di andarsene?”

Restare anche se non si viene scelti… o scegliere se stessi.

Ricordare ciò che si merita è un atto di memoria. Di memoria muscolare, non di orgoglio. È ricordarsi chi eravate prima di iniziare a dubitare di voi stessi, prima di chiedervi se stavate chiedendo troppo, prima di normalizzare l’assenza, il silenzio, le mezze verità.

È difficile, perché ciò che proviamo è vivo: chiama, pulsa, spinge, anche quando non dovremmo tornare a scrivere. Ciò che meritiamo, invece, non pulsa. È silenzioso. Non crea dipendenza. È stabile.

E la stabilità, per chi è cresciuto nel caos, può sembrare noiosa o addirittura sospetta.

Ma a un certo punto della vita arriva una scelta adulta: continuare a inseguire ciò che ci accende o iniziare a costruire ciò che ci sostiene.

Continuare a seguire l’animo quando vi riporta sempre nello stesso punto…
oppure educarlo a restare dove veniamo trattati bene, con rispetto.

Dimenticare ciò che proviamo non significa cancellarlo, ma smettere di metterlo sul trono.

Smettere di metterlo al centro di tutto. Accettare che non tutto ciò che sentiamo merita di essere seguito.

Ricordate: ciò che meritiamo non è pretendere la perfezione, ma smettere di accontentarci delle mancanze. Forse si cresce così: smettendo di dare tutto a ciò che ci consuma e iniziando a dare spazio a ciò che ci tiene in piedi.

Anche quando l’inizio fa meno rumore. Anche quando l’animo protesta.

Perché, alla fine, ciò che si prova passa. Ma ciò che accettiamo nella nostra vita… non sarà mai una cosa qualunque, ma un qualcosa che resterà sempre…